29 gennaio 2026, in X Convegno SISEC “L’era del disordine.
Conflitto e cooperazione nel capitalismo contemporaneo”

Sessione 4.2: “Individualizzazione delle attività, nuove solidarietà e dotazione di senso del tempo liberato dal lavoro”.

Il 29 gennaio, nell'ambito del X Convegno dell’Associazione Italiana di Sociologia Economica di FirenzeGilda Morelli e Roberta Nicchiarelli di AUREA Studium insieme al Filosofo del lavoro Giovanni Mari coordinano la Sessione 4.2, articolata in due panel di esperti. Nove studiosi di diverse discipline sono stati invitati ad esplorare come la fine del fordismo, le trasformazioni post-fordiste, la diffusione delle piattaforme digitali e la crescente automazione stiano ridefinendo la dimensione relazionale e simbolica del lavoro.

L’accentuarsi dell’individualizzazione delle attività lavorative e delle soggettività, la crisi delle identità collettive tradizionali, la frammentazione organizzativa e la narrazione dominante del capitale umano come investimento individuale hanno modificato profondamente i legami tra produzione, socialità e costruzione di senso.

Il “tempo liberato” dal lavoro, per elementi strutturali del sistema economico o per scelte individuali più o meno obbligate, rischia di diventare un tempo disorientato, spesso privo di significato, se non connesso ad una liberazione nel lavoro e se non supportato da dispositivi culturali, significativi e simbolici in grado di riempirlo.

In questo contesto, emergono nuove forme di socialità e cooperazione, visibili nei contesti mutualistici, creativi, cooperativi e in movimenti per un lavoro dignitoso in grado di promuovere nuova socialità.

È possibile una nuova socialità del lavoro? Come si può attribuire senso al tempo liberato dalle tecnologie, evitando che esso si trasformi in vuoto esistenziale? Come connettere la ricerca di questo senso alla ricerca di senso nel lavoro? Come evitare la mercificazione delle attività intellettuali e relazionali?

Il dialogo tra queste prospettive evidenzia come la socialità nel lavoro contemporaneo vada ripensata al di fuori delle categorie classiche, attraverso un processo di costruzione educativa, istituzionale e simbolica.

 

PRIMO PANEL 4.2.1

Giovedì 29 gennaio 11:15-13:15. Aula D6/0.11

Una riflessione multidisciplinare sulla crisi del senso del lavoro e sulle sfide poste dalla digitalizzazione e dall’individualismo nelle società contemporanee.

 

Coordinamento

Giovanni Mari, Filosofo del lavoro

Gilda Morelli, PhD in Labour Studies, Presidente e Socia fondatrice di AUREA Studium  

Roberta Nicchiarelli, Sociologa del lavoro, Vice Presidente e Socia fondatrice di AUREA Studium

 

Relazioni e Relatori

1. Lavoro e senso della vita al tempo del singolarismo
    Dimitri D'Andrea, Professore ordinario di Filosofia politica, Dipartimento di Scienze politiche e sociali, Università di Firenze

Per comprendere il lavoro oggi è necessario guardare alle motivazioni soggettive e al posto che esso occupa nella vita degli individui. Due le traiettorie esplorate:

• Il Singolarismo. Questa nuova forma di individualismo radicale ha frammentato i soggetti collettivi (sindacati, partiti), rendendo difficile la costruzione di un senso condiviso del lavoro.

• I Percorsi di ricostruzione. Tre vie proposte: l'introduzione di un reddito di base universale (UBI), la democratizzazione del lavoro e la valorizzazione di attività che siano "fini a se stesse", ridimensionando il ruolo del lavoro come unico cardine dell'identità.

 

2. L’ “anti-work” come critica e rigenerazione: discorsi, pratiche e significati
    Joselle Dagnes, Professoressa di sociologa economica, Università di Torino
    Luca Storti,
Professore di sociologa economica, Università di Torino.

Il fenomeno dell'anti-work, inteso non come semplice pigrizia, ma come critica a un mondo del lavoro percepito come alienante e ingiusto, specialmente dalle nuove generazioni, ci mette di fronte a nuovi temi:

  • La ricerca di autonomia: il movimento nasce dall'incrocio tra fattori strutturali (bassi salari, precarietà) e desideri soggettivi di riconoscimento.
  • La rigenerazione sociale: l'anti-work non è solo una "fuga" (exit), ma un tentativo di ridefinire i significati affettivi e relazionali del lavoro, trasformando il tempo liberato in uno spazio di cooperazione creativa e nuove strategie identitarie.

 

3. Tempo liberato e crisi di senso collettivo: il ruolo dei media digitali
    Giacinto Matarazzo, Esperto sui temi dell’innovazione tecnologica, Socio fondatore e Consigliere di AUREA Studium

Il tempo liberato dal lavoro rischia di diventare privo di significato se non supportato da adeguati strumenti culturali. Sebbene le tecnologie digitali possano offrire opportunità di emancipazione, esse presentano una natura ambivalente, ravvisabile:

  • nella profilazione algoritmica: le piattaforme (come Alphabet, Meta, Amazon) utilizzano i dati per massimizzare il tempo di permanenza online, creando "bolle informative" ed echo chambers che riducono il pluralismo e indeboliscono la solidarietà sociale;
  • nella crisi del futuro: si osserva una concentrazione del tempo sul presente, che alimenta scetticismo verso le istituzioni, la scienza e la politica.

Il ruolo dei corpi intermedi diventa cruciale. Risulta urgente che scuola, associazioni e media agiscano come infrastrutture per promuovere un uso consapevole del tempo e ricostruire il senso di comunità.

 

4. Per una nuova cooperazione di mente e mano. A partire da Richard Sennett
   Ubaldo Fadini, Professore di Filosofia morale, Università di Firenze

Dalle tesi di Richard Sennett e André Gorz due proposte di uscita dalla "tirannia" del capitalismo digitale.

  • L’uomo artigiano: riunificare l'attività manuale e intellettuale, valorizzando i talenti e le competenze umane oltre la logica postfordista.
  • L’Autoproduzione: verso un modello di vita che permetta di "fare di più e meglio con meno", superando la separazione tra produttore e consumatore e puntando a una fuori-uscita civilizzata dal capitalismo attraverso l'uso di tecnologie high-tech che rendano obsoleta la megamacchina industriale.

 

SECONDO PANEL 4.2.2

Giovedì 29 gennaio 14:45-16:45. Aula D6/0.11

Una riflessione multidisciplinare sulla trasformazione del lavoro nell'era contemporanea attraverso un paradosso: l'automazione riduce il tempo di lavoro necessario, ma i giovani (Millennials e Gen Z) mostrano una crescente disaffezione, manifestata in fenomeni come la "Great Resignation" e il "Quiet Quitting". Senza un supporto educativo, il tempo liberato dal lavoro rischia di trasformarsi in un "tempo disorientato", privo di significato e identità.

 

Coordinamento

Giovanni Mari, Filosofo del lavoro

Gilda Morelli, PhD in Labour Studies, Presidente e Socia fondatrice di AUREA Studium  

Roberta Nicchiarelli, Sociologa del lavoro, Vice Presidente e Socia fondatrice di AUREA Studium

 

Relazioni e Relatori

1. La formazione oltre l’occupabilità, per la realizzazione della persona nell’era dell’automazione
   Andrea Cegolon, Professore di Pedagogia generale e sociale, Dipartimento di Scienze politiche, della comunicazione e delle relazioni       internazionali, Università di Macerata

Ripensare la formazione degli adulti non solo come strumento per l'occupabilità, ma come un "laboratorio di fioritura umana". In questa prospettiva, le soft skills non sono semplici competenze tecniche, ma un patrimonio antropologico che permette la "liberazione nel lavoro" attraverso la cooperazione creativa e il superamento della mercificazione delle relazioni.

 

2. Lo sguardo dei movimenti contro la precarietà: proposte per un tempo di vita liberato per trasformare il lavoro
    Giulia Giraudo, PhD in Sociologia politica, scrive sulla rivista Jacobin Italia

Sebbene il lavoro resti centrale per l'identità, oggi è diventato un ambito di precarietà, sfruttamento e povertà. Il confine tra tempo di lavoro e tempo di vita è quasi scomparso; il capitale ha occupato ogni spazio, comprese le relazioni e le emozioni, rendendo anche il tempo libero un luogo di produzione di valore. Inoltre, la flessibilità, presentata come autonomia, ha in realtà spostato la responsabilità e l'incertezza interamente sul singolo individuo. La risposta alla precarietà, però per essere efficace, non può essere individuale. È necessaria una mobilitazione collettiva che riparta dal "non-lavoro" per ricostruire un senso critico e un'idea diversa di lavoro stesso. La sfida attuale è superare la scissione tra vita e lavoro, agendo su entrambi i fronti attraverso un processo continuo di resistenza e immaginazione.

 

3. Lavoro ibrido: riconnettere lavoro e tempo liberato (tempo per sé, per la famiglia, per il territorio)
    Patrizia Di Santo, Sociologa, Direttrice Studio COME, Socia fondatrice AUREA Studium

Una riflessione su come il lavoro ibrido (o smart working) abbia reso i confini tra vita personale e professionale estremamente permeabili, abbattendo la netta divisione tipica dell'era fordista. Questa flessibilità di spazio e tempo richiede un approccio interdisciplinare che metta in dialogo le scienze organizzative con la sociologia, l'urbanistica e la salute mentale per conciliare produttività e felicità.

 

4. La Rete territoriale Colibrì, dove la cultura prende il volo
    Patrizia Cinti, PhD Sociologa del lavoro e delle organizzazioni. Socia fondatrice AUREA Studium

La soluzione alla frammentazione individuale viene individuata nella creazione di reti sociali: La Rete Colibrì descrive l'esperienza di Monterotondo come un esempio di "fare rete" per superare l'agire isolato. Questo modello a rete promuove una cultura organizzativa flessibile e partecipata, volta a generare coesione sociale e partecipazione culturale sul territorio.